Cercarla sarebbe stato come vedere il conto in banca a fine trimestre: le entrate e le uscite sono lì, il saldo finale inesorabilmente ti dice quanto puoi ancora scherzare.

Certo, il posto giusto per Norma erano le pagine rosa pastello dei miei diari da adolescente: lei non è come le altre - poche - amiche che ho avuto, lei afferrava i tuoi stati d’animo con la fame del predatore, per farne cosa non lo so neppure io. Forse per mescolare il suo dolore a quello altrui, diluendolo. Un paio di volte ho avuto bisogno di lei, della compagna di banco del liceo alla quale si può confidare ogni cosa, ma la consapevolezza della sua cruda schiettezza mi ha convinta ad accontentarmi del pietismo dei più, o meglio ancora della mia poco nota capacità di fingere. Non sanno, i più, quanto sia facile giocare alla vita. E non sanno che si può fare anche se indossi golf di cashmere in tinta con la borsa. È un giochino facile facile, che ho inventato quando la paura dell’interrogazione di matematica bloccava il fluire dei miei sogni notturni: si fa finta di non essere se stessi. Corpo ma non anima. Semplice, no? Solo che poi ci ho preso gusto, sono una giocatrice instancabile, e ho dimenticato che la campanella della scuola aveva ormai smesso di suonare.

E ora, ora che manca così poco per arrivare indenne al traguardo degli anta, ecco che lei torna a insinuare ragionevoli dubbi. Ah, no, cara Norma, non riuscirai a farmi piangere di notte aggrappata a un cuscino; sai, ho preso la strana abitudine di dormire per otto meravigliose ore, dopo aver fatto sesso non problematico con Paolo, mio marito, dopo aver cucinato cibi macrobiotici, dopo aver eseguito impeccabilmente i soliti noiosissimi incarichi che mi affidano nella Presidenza di Facoltà e dopo aver messo in ordine la mia incantevole villetta che ho arredato come dico io. Nel corso delle mie giornate, che durano ventiquattro ore, non mesi, anni o attimi, riesco anche a sognare quello che desidero e a divertirmi on-line. Adoro la chat. Ma solo con Luca. La chat con lui fa miracoli, più delle creme antirughe che ho iniziato a usare per tempo, a trent’anni appena compiuti. Ma questo è il mio piccolo piccolissimo innocente segreto. Lo so, Norma, che per te non avevo segreti, ma il tempo del diario rosa pastello è finito. Ora ho la password.

 
 

 

 

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