E poi prendo il tondino e lo infilo nella terra fino a toccare la bara. Ti tocco. L-O-T-O-C-C-O. Tu non riesci a dirmi “Ferma” perciò mi lasci fare. Felicità. Quella che ti dà la nausea. Felicità in croce.

Ci ho messo un po’ a capire che le croci sono lì dove stanno i piedi. Filosoficamente parlando. Ai piedi della croce. Ma che finezza.

Per trarre il massimo del godimento da tale attività occorre, però, mettere da parte l’indecisione, l’indignazione, l’ira e gli scrupoli. E poi di solito lo scrupolo porta sfiga, lo sanno tutti, e io di sfiga ne ho avuta abbastanza.

Passare così la notte è meglio che svegliarsi la mattina e ricordarsi tutto di soprassalto, naturalmente. E poi queste sono cose che rinnovano un patto, cose che restano e non si disperderanno, che rimangono e non se ne andranno.

Inoltre, quando alla fine vado via, smetto di pensare ad altre cose stupide e insignificanti, tipo l’ultima parola che hai detto, la cena che avevi preparato o la maglietta che avevi addosso.

Perché la mente umana, tutto sommato, ha grandi capacità di ripresa e di rimozione dei traumi. Ecco. È questo, mi dico.

Ma non è vero.

Perché poi ricomincio.

Per un numero imprecisato di volte.

Che tende maledettamente all’infinito.

ARIANNA

Non pensavo a Norma da anni. Quando qualcuno mi ha chiesto di lei ho ricordato con rimpianto quei giorni densi di studio e cioccolata in cui parlavamo per ore, spesso senza capirci, eppure senza annoiarci. Ma non ho mai avuto la forza di cercarla.

 
 

 

 

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