erbavoglio_70 detta Erba

Più che una benedizione, si è sempre ritenuta una conseguenza. Mangiare in pubblico, soffiarsi il naso, cercare una toilette sono nella top ten delle cose che preferisce evitare.

Dopo un diligente percorso scolastico, un'adolescenza tribolata a suon di Smiths e la presa di coscienza che non avrebbe fatto la danzatrice classica, Erba ha conseguito la laurea in una materia poco letteraria.
Il suo cervello è fuggito all'estero per qualche anno, ma poi è tornato trovando una sistemazione stabile nel profondo Sud. Armata di squadra e compasso, nell'intento di rispettare simmetrie che evocano quelle del suo codice genetico, ha arredato il bunker dove nottetempo si rifugia, ribellandosi al destino cui l'ha condannata il suo architetto, progettando un open space provvisto di marito, due figli di complessivi 13 anni e gatta bulimica.
È perfetta. Sempre, tranne quando serve. Il medico la definisce laconicamente "ipercinetica", lei preferisce dire efficiente, affidabile, precisa, premurosa. Se potesse, predisporrebbe anche gli altrui pensieri sul suo conto, affinché non vi fossero sovraffaticamenti e fastidiosi fraintendimenti.
Le capita tuttavia di distrarsi, o semplicemente di sbagliare.
Un giorno la sua compagna di banco del liceo le ha detto "Apriamo un blog" e da allora, alle soglie dei quarant'anni, si confessa coram populo, tentando di placare l'ansia da horror vacui di cui è, tra le altre cose, vittima.
Pur essendo fisicamente predisposta allo shopping e alle attività ludiche, denaro ed emisfero sinistro remano in senso opposto. Dagli scontri della conseguente lotta di classe interna scaturiscono le lacerazioni interiori che la rendono scrittrice.
Alla domanda "A chi dedichi il libro?" risponde decisa: "A mia suocera. Perché con ogni probabilitá, se avessi avuto una vita familiare soddisfacente avrei trascorso il mio tempo a preparare lasagne piuttosto che a scrivere".
Poi, un clacson o una spinta la riportano alla realtà.